Avete notato che quando cercate qualcosa su Google adesso, non riuscite mai a trovare esattamente l’informazione che state cercando, a meno che non vogliate affidarvi al riassunto IA? Oppure forse avete ricrodi di piattaforme dove tutto era praticamente permesso??
Insomma, fino a qualche anno fa internet era un rifugio per tante persone, poi fonte di informazione e risorse, ma ormai la prospettiva è totalmente diversa. L’internet si è piegato alle logiche del mercato, creando nel tempo figure lavorative totalmente nuove, ma tutte basate su quella che a me piace definire “economia dell’attenzione“.
Dal momento in cui gli investitori pubblicitari sono approdati su internet, l’utilizzo delle piattaforme è diventato sempre più “commerciale“: YouTube, ad esempio, non è più la piattaforma dove “trasmettere te stesso” (broadcast yourself), bensì è diventata una nuova forma di televisione, ottimizzata però al ritenere il più possibile l’attenzione dello spettatore attraverso analisi di dati da fornire ai pubblicitari per aumentare l’accuratezza del targeted advertisement.
Ecco che i contenuti smettono di essere genuini ed iniziano ad essere affilati per scopi commerciali, fino ad arrivare all’avvento dello short form content con TikTok, Reels e YT Shorts, categoria di contenuti che ha permesso alle aziende di analizzare ogni singolo nostro movimento sulle loro piattaforme, un algoritmo spietato capace d riconoscere persino il modo in cui un video viene condiviso o ignorato. Tutto è diventato una metrica relativa alla retenzione dello spettatore-consumatore.
Ed è proprio in questo contesto in cui i dati personali di un individuo vengono raccolti come oro colato che si piazza l’ultima, grande, pessima decisione da parte di un governo riguardo Internet. Dal 25 Luglio di quest’anno, il Regno Unito ha messo definitivamente a repentaglio la libertà su internet, attraverso l’Online Safety Act: le aziende coinvolte saranno obbligate ad introdurre misure di sicurezza per proteggere i bambini e minori da contenuti potenzialmente dannosi.
Questo vuol dire, in pratica, l’introduzione di servizi di verifica dell’età: foto del proprio viso, video mentre si apre la propria bocca, foto con i propri documenti di identià e scan di documenti importanti. Il tutto inviato alle singole piattaforme.
Ma a chi stiamo inviando i nostri dati?? Nella maggior parte dei casi, le varie piattaforme affette da questa nuova legge tendono ad esternalizzare il processo di verifica di età a delle applicazioni e servizi di terze parti. Questi ultimi collezionano dati biometrici (scan facciali, impronte digitali ecc.), foto di documenti come passaporti e carte di identità, fino ad arrivare a collezionare informazioni bancarie per verificare l’identità dell’utente.
Quanto ci possiamo fidare?? Purtroppo, per la sovramenzionata “economia dell’attenzione” e dei dati, queste informazioni sensibili sono utilissime sia ad investitori e pubblicitari per il targeted ADV, ma possono essere usate contro di noi, come ad esempio per aprire un conto bancario a nostra insaputa o tante, tante altre cose.
Quando si va ad indagare sui servizi di age verification usati dalle più grandi piattaforme social, possiamo vedere chiaramente chi è che sta cercando di impossessarsi di questa enorme banca di dati sensibili: tra i servizi più utilizzati abbiamo un’azienda messa in piedi da ex-agenti dell’intelligence israeliana. Andando ad indagare, spunta fuori anche un’azienda legata ad un miliardario che ha supportato Donald Trump e la sua campagna economicamente, Peter Thiel, cofondatore di PayPal e Palantir.
Palantir è un’azienda improntata alla creazione di sistemi di intelligenze artificiali, sorveglianza e verifica. I suoi clienti sono da sempre stati governi, agenzie di servizi segreti e grandi miliardari. L’azienda è stata più volte finanziata dalla CIA, per fornire all’intellignece americana strumenti capace di smascherare le “reti terroristiche”. Con il tempo, ma sopratutto con l’elezione di Donald Trump, l’azienda è entrata a far parte delle 500 società più ricche di sempre, ottenendo una grandissima influenza a livello globale grazie all’utilizzo dei loro software all’avanguardia. Questa enorme crescita è dovuta proprio al grande investimento degli Stati Uniti, i quali sono alle prese con una presidenza che sembra avere come obiettivo quello di illudere gli stolti (e ce ne sono in america) ed eliminare le libertà del singolo, comune, individuo. In un contesto sempre più totalitario, un’azienda che fornisce strumenti di individuazione e sorveglianza é un tassello fondamentale. Ecco a chi stiamo dando i nostri dati.
Sebbene la premessa dell’Online Safety Act sia giusta e nobile, è facilmente interpretabile come una menzogna, una giustificazione per un colpo alla libertà di parola di tutti i cittadini. La cosa peggiore?? Molti paesi dell’UE ed in generale molte aziende che operano sul suo territorio, hanno iniziato a portare questi cambiamenti anche in altre nazioni, con addirittura la proposta di una sorta di Online Safety Act Europeo molto probaiblmente all’orizzonte.
Insomma, la panoramica della situazione ci fa capire che oramai viviamo in un contesto fisico e digitale sempre più controllato, sempre più buio, in cui noi umani siamo sempre più accecati dalle logiche del consumo costante e passivo, che ci portano ad ignorare tutti i movimenti dei più potenti nel retroscena, gradualmente creando un’ambiente di techno-dittatura dal quale possiamo uscire solamente tramite un consumo ed una navigazione molto più consapevole.
L’utilizzo di piattaforme davvero decentralizzate (non come le criptovalute), la creazione di sottoreti dell’internet dedicate alla navigazione anonime, l’archiviazione corretta di informazioni importanti e sensibili, dovrebbero far parte dell’ABC del nuovo utente di internet, libero dalle grinfie delle dinamiche aziendali, pubblicitarie e dai servizi delle grandissime multinazionali.
Disinstallate Windows, non usate più Google, NON USATE CHROME o CHROMIUM, usate ToR, ma sopratutto, prediligete programmi e servizi Open Source, mantenuti dalla community, totalmente trasparenti e non indirizzati al profitto.
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